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Il Giornalismo ci deve lasciare in bocca un retrogusto amaro (Paolo Mieli)
Progetto Ffast, domande da presentare entro il 31
post pubblicato in diario, il 25 gennaio 2012


Sono stati riaperti i termini per la presentazione delle domande di partecipazione al progetto “FFAST – Leonardo da Vinci mobilità PLM” grazie alla disponibilità di nuovi posti recuperati da alcune rinunce pervenute e all’esaurimento della graduatoria degli idonei. Sarà possibile presentare la propria candidatura fino alle ore 13.00 del giorno 31/01/2012, presso la sede della Provincia di Caserta in viale Lamberti (area ex Saint Gobain), come indicato nell’avviso pubblicato nella sezione “Albo pretorio online” del sito internet della Provincia di Caserta (www.provincia.caserta.it). Il progetto prevede la possibilità di effettuare un periodo di formazione all’estero di 14 settimane, in particolare nel settore agroalimentare e florovivaistico, presso diverse aziende. Possono presentare la domanda di partecipazione tutti i giovani residenti nel territorio della provincia di Caserta, non inseriti in percorsi di istruzione universitaria o post-universitaria, disoccupati o inoccupati, in possesso del titolo di studio indicato nell’avviso pubblicato sull’albo pretorio on line del sito internet della Provincia di Caserta. I Paesi scelti per i tirocini sono Spagna (la destinazione è Valencia), Francia (Perpignan) e Regno Unito (Plymouth). La borsa di studio del progetto FFAST copre tutte le spese inerenti il tirocinio (viaggio, alloggio, vitto, assicurazione, preparazione linguistica nel Paese ospitante). La partenza sarà immediata poiché il progetto ha tempi strettissimi di chiusura. Per tali ragioni anche la selezione sarà effettuata in tempi brevissimi.



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Sbloccati i fondi per Casertambiente ma l'immondizia è ancora in strada
post pubblicato in diario, il 16 gennaio 2012




















Caserta - E' notizia di oggi che la Tesoreria comunale ha sbloccato i pagamenti ai dipendenti di Casertambiente, ma i rifiuti sono ancora per le strade del capoluogo (come è possibile vedere dal servizio fotografico). Il sindaco Pio Del Gaudio ha annunciato il pagamento degli stipendi dei dipendenti di Casertambiente, con l’utilizzo di fondi messi a disposizione sui conti del Tesoriere da diversi giorni da parte del Comune di Caserta. “Adesso mi aspetto che Casertambiente e i lavoratori dell’azienda, tutti Casertani, - dichiara Del Gaudio - riprendano le loro attività nell’interesse della cittadinanza, per evitare il disastro in termini sanitari, che potrebbe presentarsi nei prossimi giorni”.

Nello specifico, la Tesoreria di Torre del Greco sta effettuando i pagamenti attraverso bonifici ed assegni circolari intestati direttamente ai singoli lavoratori. Nel particolare, le spettanze riguardano le mensilità di novembre e la tredicesima. Il primo cittadino è responsabile della tutela della salute pubblica e quindi era suo dovere prendere provvedimenti affinché fosse trovata una soluzione al problema che, come si evidenzia dal servizio fotografico, è molto grave: il verde delle aiuole di viale Beneduce è tappezzato di immondizia, i miasmi sono insopportabili. Stessa situazione in via G. M. Bosco primo tratto all’altezza di rione Cappiello e via Unità d’Italia dove sono accatastati cumuli di rifiuti in bella mostra, in via Mazzini e finanche nella piazzetta retrostante il Comune di Caserta, solo per citare alcune zone più centrali. La buona notizia dello sblocco dei pagamenti delle mensilità di novembre e della tredicesima dovrebbe far rientrare la situazione con la ripresa della raccolta della spazzatura: uno spettacolo indecoroso per una città come Caserta che non merita di trovarsi in questa squallida situazione. Nelle prossime ore staremo a vedere quali sviluppi avrà la vicenda.




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Policlinico, incontro tra il rettore e il sindaco
post pubblicato in diario, il 12 gennaio 2012


Il futuro del Policlinico ancora una volta al centro dell’incontro, tenutosi questa mattina, tra il sindaco Pio Del Gaudio e il rettore della Sun Francesco Rossi. Durante il cordiale colloquio, il sindaco ha chiesto al rettore notizie in merito allo stato dell’arte dei lavori del Policlinico e la consequenziale consegna del cantiere. Il rettore ha ribadito al sindaco che il contratto con la ditta appaltatrice è stato stipulato e sottoscritto lo scorso 9 novembre, che il 22 dicembre scorso sono state avviate le operazioni di consegna del cantiere, che sono proseguite lo scorso 10 gennaio e che continueranno anche domani 13 gennaio, con un ulteriore sopralluogo. E’ stato concordato di definire, in tempi brevissimi, una riunione tra tutti i sottoscrittori dell’Accordo di Programma, per aggiornare e definire una cronoprogrammazione delle attività. Nell’incontro, tra l’altro, sono state definite regole e procedure per creare un rapporto istituzionale di sinergia forte tra Università e Comune di Caserta “affinché la nostra città - spiega il sindaco Del Gaudio - con il passare del tempo possa essere percepita come città universitaria, diventando sempre di più polo attrattivo per giovani e studenti”.
Dopo ben sette anni di odissea, arrivò ad una svolta la travagliata costruzione del Policlinico a Caserta, struttura d’avanguardia che dal 2004 non trova via di realizzazione. Diversi i contratti d’appalto stipulati dalla Seconda Università nel corso degli anni che, per inadempienza o per condizioni contrattuali non conformi alla normativa, non avevano mai permesso il completamento dell’opera. L'ultima impresa che si classificò all'ultimo posto nella gara d'appalto e che alla fine ha stipulato il nuovo contratto per l’affidamento dell’appalto con un ribasso sulla base d'asta di 17 milioni di euro, è la Condotte d'Acqua.


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"Facciamo un Pacco alla Camorra", iniziativa in Provincia
post pubblicato in diario, il 9 dicembre 2011


L'arresto di Michele Zagaria costituisce senza dubbio un passo significativo nella lotta alla criminalità organizzata. E l'iniziativa organizzata dalla Provincia di Caserta in collaborazione con il comitato don Peppe Diana “Facciamo un Pacco alla Camorra”, per martedì 13 dicembre alle 11, è un altro segnale forte, un segnale di speranza  per la popolazione di Terra di Lavoro. Presso la Sala Consiliare della Provincia in corso Trieste sarà illustrata alla stampa e ai presenti questa iniziativa che rientra nell’ambito delle attività portate avanti con merito e con caparbietà dagli operatori delle cooperative sociali, con l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate nelle attività di recupero e gestione degli stessi beni confiscati. Acquistando il “Pacco alla Camorra”, che è disponibile in due versioni (piccolo e grande) ed è composto da tutti prodotti tipici campani provenienti dalle cooperative sociali che operano su terreni confiscati alla criminalità organizzata, e promuovendone la vendita, si contribuisce allo sviluppo di una economia alternativa a quella camorristica: un’economia sociale capace di restituire dignità e lavoro a soggetti svantaggiati e di costruire delle comunità libere e solidali. La Provincia di Caserta e il Comitato “Don Peppe Diana” presenteranno l’iniziativa “Facciamo un Pacco alla Camorra”, un progetto in rete che vede coinvolte le cooperative sociali nel riuso produttivo e sociale dei beni confiscati alla camorra, coltivando e trasformando i prodotti delle “Terre di Don Peppe Diana”, il cui livello qualitativo è molto alto. Presso la Sala Consiliare della Provincia in corso Trieste sarà illustrata alla stampa e ai presenti questa iniziativa che rientra nell’ambito delle attività portate avanti con merito e con caparbietà dagli operatori delle cooperative sociali, con l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate nelle attività di recupero e gestione degli stessi beni confiscati. Acquistando il “Pacco alla Camorra”, che è disponibile in due versioni (piccolo e grande) ed è composto da tutti prodotti tipici campani provenienti dalle cooperative sociali che operano su terreni confiscati alla criminalità organizzata, e promuovendone la vendita, si contribuisce allo sviluppo di una economia alternativa a quella camorristica: un’economia sociale capace di restituire dignità e lavoro a soggetti svantaggiati e di costruire delle comunità libere e solidali. “Questa iniziativa, così come tutte quelle messe in campo dal Comitato “Don Peppe Diana” e dalle cooperative sociali – ha spiegato il presidente della Provincia, Domenico Zinzi – rappresenta uno strumento concreto di lotta alla camorra e un modello alternativo di produzione rispetto a quello portato avanti dalla criminalità organizzata. In un momento come quello attuale, con lo Stato e la parte sana di questa terra che stanno ottenendo grandi successi nei confronti dell’antistato camorrista, dobbiamo continuare a promuovere questo tipo di esperienze, facendo registrare la massima coesione tra le istituzioni politiche e le realtà associative, produttive, sindacali e sociali del territorio. Solo se siamo tutti uniti possiamo restituire dignità, riscatto e legalità alla nostra terra”.



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Degustazioni sul territorio tedesco
post pubblicato in diario, il 30 novembre 2011


Continua il tour di degustazioni organizzate dallo Studio Pmi (www.studiopmi.it) sul territorio tedesco. Questa volta la regione ospitante è quella dell’Hessen e precisamente la città di Francoforte sul Meno. In Questa regione, che vanta una sua spiccata vocazione culinaria e annovera delle tipicità molto apprezzate, ( La “Grie Soß” di Francoforte, “salsa verde” a base di erbe e panna acida usata per accompagnare il bollito di manzo, o il “Lumpen und Flöhe”, piatto unico a base di cavolo bianco con cumino e lardo), la cucina italiana e le specialità campane sono molto popolari e ricercate.
L’azienda italiana, guidata da Fabio Delli Paoli, specializzata nella consulenza all’esportazione delle piccole e medie imprese, utilizzerà l’importante vetrina della capitale finanziaria europea per presentare un paniere completo di prelibatezze dell'entroterra campano, dalla Mozzarella di Bufala ai formaggi del Matese, passando per i vini dell’alto casertano con particolare attenzione al Falerno. Di rilievo sarà, a questo proposito, anche la partecipazione degli esponenti dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier ).
L' evento sarà presentato il 2 e 3 dicembre prossimi presso l’area distributiva di un grosso importatore di prodotti del made in Italy , in Hanauer Landstrasse, la strada centrale del polo industriale di Francoforte.
Tra i vari prodotti da degustare ci saranno quelli di vari e importanti clienti dello Studio PMI , tutti accomunati da un minimo comune denominatore: la ricercatezza della buona gastronomia all’insegna dei sapori tradizionali della cucina campana.



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"Il giardino mette le ali", incontro nel giardino inglese della Reggia
post pubblicato in diario, il 29 novembre 2011


Nel contesto degli eventi promossi dalla Commissione Cultura del Centro Comunità "Caserta Città di Pace", retta da don Massimo Sgritto, sarà offerta una nuova occasione, all'insegna della "conoscenza", finalizzzata al benessere psico-fisico.
Mercoledì, 30 novembre 2011, alle ore 17,30, nella Sala multimediale, sarà trattato dalla dott.ssa Addplorata Ines Peduto, Biologo - Sovrintendenza BAPSAE, il tema "Il giardino mette le ali", un percorso di visita sensoriale nel Giardino Inglese della Reggia di Caserta.



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Piazza Mercato, nel degrado ma non troppo
post pubblicato in diario, il 9 novembre 2011










Caserta – “La situazione commerciale rispecchia un po’ la città. Il Mercato potrebbe rendere molto di più. Non tutti i box sono aperti. Alcuni di loro erano morosi. Per quel che riguarda il Parcheggio sottostante (i cui lavori sono al momento fermi ndr) la concessionaria (la Cogein) ha detto che prima di Natale riprenderanno i lavori. Siamo in uno stato di transizione. L’affluenza è sufficiente”. Parola di Raffaele Porrino che gestisce un bar all’interno del mercato denominato il Nuovo. Ci sono infatti dei box sottoposti a sgombero coattivo in base al decreto dirigenziale numero 1591/2011. Insomma buona parte della situazione sembra essere migliorata anche se c’è da dire che su alcuni commercianti grava la scure dello sgombero coattivo. In pratica alcuni commercianti che avrebbero dovuto pagare il fitto alla concessionaria di Mario Granata che ha costruito il mercato coperto non vi hanno provveduto, ragion per cui i loro locali sono stati sottoposti a sgombero coattivo. Che la situazione al mercato coperto sia stata negli anni alquanto altalenante lo testimonia il fatto che già nel lontano novembre 2008 ci furono degli attriti tra l’amministrazione guidata da Nicodemo Petteruti e gli stessi esercenti i quali rivendicavano l’apertura del mercato coperto contestando il fatto che si trovavano in una condizione pessima legata alle scarse condizioni igienico-sanitarie nella parte sottostante dove dovrebbe essere costruito un parcheggio auto. Sono ormai anni che si parla di costruirlo ma al momento i lavori sono ancora fermi e a quanto pare prima di Natale dovrebbero ripartire.



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Caserta - 13 ottobre: dichiarato dissesto finanziario
post pubblicato in diario, il 13 ottobre 2011


13 Ottobre 2011: una data che rimarrà impressa nella memoria dei casertani: il Comune si è visto costretto vista la situazione disastrosa in termini di debiti accumulati negli anni (si parla di circa 160 milioni di euro in totale) a dichiarare il dissesto finanziario. Bicchiere mezzo vuoto o bicchiere mezzo pieno? Sì, perché a voler vedere la situazione sotto una angolatura particolare non è tutto negativo visto e considerato che il dissesto prevede tutta una serie di procedure che creano una sorta di spartiacque tra il passato e il futuro: ciò sta a significare che tutto ciò che è pregresso compresi i residui attivi e passivi non vincolati, viene estrapolato dal bilancio comunale e passato alla gestione straordinaria. Un apposito organo (nominato con decreto del Presidente della Repubblica) si occuperà del passato con riferimento al 31/12 dell’anno precedente redigendo un piano di estinzione con il quale viene azzerata la situazione patologica che ha creato il dissesto mentre l’Ente Locale con il suo consiglio eletto inizia una nuova vita finanziaria sgombra dal peso del passato. La dichiarazione di dissesto, qualora non fosse arrivata dalla giunta comunale, sarebbe stata presa dal Prefetto, così come dichiara lo stesso sindaco Del Gaudio, rendendo pubblica una nota della Corte dei Conti che risale allo scorso gennaio. Ora si attende l’insediamento della commissione prefettizia, chiamata a esaminare tutti i debiti dell’ente. Che tradotto significa che “per il momento non ci sono i soldi per pagare l’energia elettrica, la mensa non è attiva perché non siamo in grado di pagare i fornitori. L’elenco dei creditori è lunghissimo”, come ha dichiarato lo stesso sindaco Pio Del Gaudio che ha preso questa decisione dopo aver consultato il collegio dei revisori dei conti. C’è da aspettarsi ora il solito “valzer” dello scaricabarile riguardo le responsabilità tra chi gli amministratori attuali e quelli passati. Sta di fatto che di questa situazione si era al corrente già dallo scorso gennaio (come si evidenzia da una nota della Corte dei Conti esibita dallo stesso primo cittadino). Una cosiddetta “valle di lacrime” se si considera la stangata Irpef in arrivo con il raddoppio dell’addizionale nel 2012 e uno scenario che vedrà i genitori sobbarcarsi l’onere dei costi dei servizi per quel che concerne i servizi di mensa scolastica e asili nido. Il Comune di Caserta ha bisogno di ossigeno altrimenti rischia di morire sotto i colpi dei creditori: lo scenario futuro si presenta denso di nubi: i tre commissari che giungeranno dal Viminale avranno l’arduo compito di mettere a posto i debiti. Palazzo Castropignano avrà tre vantaggi: potrà utilizzare la vendita del patrimonio immobiliare anche per necessità di cassa corrente; il blocco delle procedure esecutive e la sospensione di interessi e azioni; la definizione in ragione di un 40 per cento minimo e di un 60 per cento massimo per la liquidazione delle situazioni di credito che saranno di volta in volta stabiliti dal commissario. La normativa sul risanamento finanziario prevede la sospensione della decorrenza degli interessi sui debiti ed il blocco delle azioni esecutive. La possibilità di poter accedere ad un mutuo ventennale a carico dello Stato è preclusa a seguito dell’entrata in vigore della legge costituzionale n° 3 del 2001. Pertanto, ad oggi, tutti gli Enti Locali che dichiarano il dissesto, debbono provvedere con risorse finanziarie proprie.

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Autostrada Caserta-Benevento: eterna incompiuta?
post pubblicato in diario, il 22 settembre 2011


Sono all'incirca trent'anni che si parla di realizzare l'autostrada Caserta-Benevento. Tutto finora è rimasto solo sulla carta: nulla di concreto è stato fatto per realizzare questa opera pubblica di fondamentale importanza non solo per la provincia di Caserta e di Benevento ma anche per quella di Avellino visto e considerato che l'autostrada, una volta realizzata, andrebbe ad attraversare alcuni comuni quali Airola, Arienzo, Arpaia, Maddaloni, Ceppaloni, Cervinara, Cervino, Forchia, Marcianise, Montesarchio, Paolise, Roccabascerana, Rotondi, San Felice a Cancello, San Leucio del Sannio, San Martino Valle Caudina e Santa Maria a Vico. Che tradotto in numeri abbraccia più di 150mila abitanti per un territorio che negli anni è stato ed è ancora oggi stretto nella morsa del traffico. Per il passato ci fu un certo interessamento politico al progetto legato alla realizzazione di questa fondamentale arteria autostradale ma poi i fondi furono dirottati altrove per opere pubbliche considerate più urgenti. Diversi politici si sono riempiti la bocca di quest'opera pubblica durante le campagne elettorali che si sono succedute nel tempo. Ma poi nulla di fatto. L'iter che sembrava essere accelerato della Legge Obiettivo per il collegamento autostradale Caserta-Benevento è giunto ad un binario morto. Eppure il Consiglio di Amministrazione dell’Anas S.p.A. ha già approvato il progetto preliminare e il relativo studio di impatto ambientale dell’opera. La nuova arteria, lunga 48 km, costituirà l’asse di collegamento autostradale fra Caserta e Benevento e si svilupperà tra lo svincolo di Caserta Sud della A1 e la Tangenziale di Benevento, costituendo una variante all’attuale percorso della Statale n° 7 Appia e facilitando, quindi, i collegamenti tra le due città. Il progetto prevede anche la realizzazione di due bretelle di collegamento: la prima (Bretella di collegamento alla Variante di Caserta) della lunghezza di 4 km e la seconda (Bretella di collegamento alla Tangenziale di Benevento) lunga 3,75 km. Tra le opere principali sono previsti 49 viadotti e ponti, 15 gallerie e 17 svincoli. I tempi di realizzazione dell’opera erano stimati in circa quattro anni e tre mesi. L’importo complessivo dell’opera è di 1.118.000.000 euro. Ma tutto questo per il momento resta un sogno nel cassetto. Un progetto da riprendere al più presto possibile per il rilancio infrastrutturale della conurbazione stradale che investe le province di Caserta, Benevento e Avellino.



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Chiudono due scuole a turnazione
post pubblicato in diario, il 15 settembre 2011


Ancora disagi nel mondo della scuola nelle frazioni casertane: una volta alla settimana chiuderanno due plessi a causa della carenza di organico relativo ai collaboratori scolastici che sono infatti solo undici su un totale di tredici edifici scolastici compresi le Elementari e le Medie. Non sufficienti per garantire la giusta copertura. Quindi entrerà in gioco il sistema della turnazione. Due scuole dunque ogni settimana chiuderanno i battenti secondo un calendario già prestabilito. Domani alle 17 è prevista una riunione nella scuola principale di San Leucio dove si parlerà della situazione che si è venuta a creare quest’anno. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di mettere a norma la scuola di Vaccheria che funziona per una sola monosezione per poter ospitare tre monosezioni che stanno attualmente in tre plessi indipendenti. Insomma la situazione al momento è alquanto incerta e si attendono sviluppi per la giornata di domani laddove potrebbero emergere sviluppi significativi.



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Caserta: le Materne nelle frazioni "a singhiozzo"
post pubblicato in diario, il 13 settembre 2011


Caserta - Causa finora mancata assegnazione di collaboratori scolastici dopodomani mattina le scuole materne nelle frazioni casertane non saranno tutte aperte. Proprio così. Entrerà in vigore il sistema dell’alternanza. Vale a dire che su sei scuole materne (di cui due a San Leucio, una a Vaccheria ed altre tre a Sala-Briano, Ercole e Puccianiello), solo una metà rimarrà aperta. Le scuole domani nonostante il disagio saranno aperte per garantire l’accoglienza agli alunni e per comunicare ai genitori la situazione che si è venuta a creare quest’anno con l’inizio delle attività. Balza subito agli occhi come siano in totale soltanto undici i collaboratori scolastici che sono ripartiti anche tra Elementari e Medie. La situazione è la seguente: da giovedì rimarranno chiuse tre monosezioni cioè le due a San Leucio e l’altra alla Vaccheria e rimarranno invece aperte quelle di Sala-Briano, Ercole e Puccianiello e viceversa nei giorni successivi secondo una logica dettata dalla contingenza. Il nocciolo della questione risiederebbe nel fatto che l’Ufficio scolastico provinciale non avrebbe assegnato il numero di collaboratori sufficienti per garantire la copertura degli organici stando a quanto si evincerebbe dal quadro d’insieme emerso finora. Il dirigente scolastico Michele La Macchia ha provveduto a segnalare il problema all’ex Provveditorato avanzando altresì l'ipotesi di accorpamento di alcuni istituti. Ciò secondo una logica votata al risparmio di risorse attraverso la creazione di un cosiddetto polo di scuola materna. Ma tutto ciò è rimasto solo sulla carta.



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Napoli, lanciata una molotov contro locale che sforna pizza "no pizzo"
post pubblicato in diario, il 30 giugno 2011


A Napoli sfornano una pizza chiamandola “No pizzo” e subito viene lanciata una molotov contro la pizzeria, sita in piazzetta Pietrasanta. Qui era nata l’idea dalla mente dei pizzaioli del Grifo di via Francesco Del Giudice. Ogni tentativo di creare delle zone libere dal giogo dell’intimidazione camorristica, che fa leva sulla paura delle persone che vivono una situazione assurda, viene debellato. Un “affronto” troppo grande per quei parassiti che vogliono vivere alle spalle delle persone oneste che lavorano. La pizza antiracket è risultata per così dire “indigesta” ai lupi famelici criminali che hanno così deciso di stroncare sul nascere ogni tentativo di far nascere una zona derackettizzata. Il controllo del territorio, secondo la logica camorristica, deve essere capillare e non sono ammesse eccezioni di sorta. La molotov lanciata contro la pizzeria è un chiaro segnale inviato ai commercianti. Tano Grasso presidente onorario della Fai, Federazione nazionale delle associazioni antiracket, non ci sta e sottolinea: “Dichiarare Piazzetta Pietrasanta 'area derackettizzata' ha il valore di una forte manifestazione della società civile di riappropriazione del territorio. Quest’atto intimidatorio offre una ragione in più per la nostra iniziativa. Ancora di più oggi, la nostra forza risiede in quel solido rapporto che le associazioni antiracket hanno con tutte le istituzioni, forze dell’ordine, autorità giudiziaria, prefettura, una collaborazione che a Napoli in questi anni ha evidenziato straordinari risultati contro il racket”.

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Parcheggio Carlo III Bis, la Cogein chiede 45 milioni di euro di danni al Comune
post pubblicato in diario, il 23 giugno 2011


Caserta – Una tegola non indifferente potrebbe cadere addosso al Comune di Caserta. Sì, perché il collegio arbitrale che ha sede a Roma dovrà decidere con apposito lodo in merito alla vicenda del Parcheggio Carlo III bis interrato in viale Ellittico (quello mai realizzato che avrebbe dovuto sorgere nell’area dove ci sono ancora gli ambulanti). La vicenda trae origine dalla rescissione del contratto da parte del Comune di Caserta, guidato dal sindaco Nicodemo Petteruti, che contestò il regolare inizio dei lavori al Consorzio Cogein di Mario Granata con il quale aveva sottoscritto il 12 aprile 2007 il contratto per la realizzazione dell’area attrezzata e del parcheggio Piazza Carlo III bis. La vicenda è seria in quanto il Consorzio Cogein, contestando naturalmente la revoca del contratto e la motivazione addotta dal Comune a suffragio della rescissione, ha chiesto a titolo di risarcimento danni la somma di 45 milioni di euro. Somma che se confermata potrebbe costituire un peso non indifferente per le già disastrate casse comunali.

 

Le tappe della vicenda

Con delibera di Consiglio comunale numero 31 del 7 aprile 2003 veniva approvato il Piano triennale delle opere pubbliche ed inserito nell’elenco dei lavori l’intervento incluso nel PIT Grande Reggia concernente la realizzazione di un’Area attrezzata e parcheggio Carlo III/b per l’importo di 25.394.700 di euro da finanziarsi con fondi pubblici per il 53,5% e con capitali privati per il 43,5%; entro i termini previsti  perveniva proposta di promotore da parte del Consorzio Cogein con un quadro economico che prevedeva una cifra totale di investimento di 56.100.000,00 di euro; con delibera di Giunta Comunale numero 131 del 23 febbraio 2004 veniva approvato il progetto preliminare dell’opera che consisteva nella sistemazione dell’area in superficie a piazza e la creazione di 1100 posti auto e di un centro commerciale di 22.000 metri quadri interrati con sbocco in direzione Viale Carlo III; con determina dirigenziale del 29 luglio 2005  numero 103 veniva indetta gara per l’affidamento in concessione della progettazione definitiva ed esecutiva, nonché la realizzazione e gestione dell’area per 45 anni; con verbale di gara del 15 settembre 2005 si diede atto che entro il termine previsto dal bando non era pervenuta nessuna istanza di partecipazione e quindi che il promotore, Consorzio Cogein, aveva maturato il diritto ad aggiudicarsi la concessione; con determina dirigenziale numero 68 del 28 dicembre 2006, venne affidata la concessione di progettazione, esecuzione e gestione dell’intervento al Consorzio Cogein. E il 12 aprile 2007 c’è stata poi la sottoscrizione del contratto tra il Comune guidato da Petteruti e la Cogein di Mario Granata. Contratto che è stato poi revocato. Ora è tutto nelle mani del collegio arbitrale che dovrà sciogliere la matassa.




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Comune di Caserta debitore nei confronti del Consorzio rifiuti: già a vero rischio commissariamento? Sollecitato Maroni
post pubblicato in diario, il 21 giugno 2011


Il Comune di Caserta è debitore nei confronti del Consorzio Unico di bacino per la raccolta dei rifiuti di circa 800mila euro. Sic stantibus rebus potrebbe profilarsi un commissariamento, per legge, previsto per i Comuni inadempienti. Ciò è quanto sostenuto da Giovanni Ciaramella, un sindacalista della Cgil Fp, che attraverso la Prefettura ha già sollecitato l'attenzione del Ministero dell'Interno e l'applicazione della legge in materia che prevede proprio il commissariamento. Una maniera per mettere con le spalle al muro quei sindaci del Casertano (quelli aderenti al Consorzio) che fino a questo momento non hanno onorato il debito. Ciò per quanto riguarda Caserta, significherebbe conclusione sul nascere dell'amministrazione Del Gaudio (che ha appena formulato la sua giunta) che avrebbe come unica "colpa" quella di aver ereditato debiti pregressi rappresentati dal buco finanziario col Consorzio. Intanto i lavoratori del Cub sono sul piede di guerra (ieri hanno bloccato Corso Giannone, riversando rifiuti in strada all'altezza dell'ingresso della loro sede perché rivendicano tre mensilità arretrate, per poi dirigersi in Comune dove era in corso il Consiglio e dove hanno avuto rassicurazioni dal sindaco che avrebbe controllato lo stato delle casse comunali). Certo, in questa fase il problema non è solo del Capoluogo ma anche degli altri Comuni inadempienti. La coperta è corta ma i problemi vanno visti ad ampio raggio. Il Comune di Caserta dovrà fare la sua parte in questa vicenda come anche gli altri municipi non pagatori per venire a capo di questa situazione.
                                                                                                                          Marco Malaspina

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Slow Food Day: appuntamento sabato a Caserta in piazza Ruggiero
post pubblicato in diario, il 16 giugno 2011


Caserta – Dopodomani, sabato 18 giugno, dalle 18 alle 24 anche a Caserta come in altre 300 piazze italiane andrà in scena il primo Slow Food Day. Location dell’evento piazza Ruggiero alle spalle del Comune. Scopo dell’iniziativa è quello di far conoscere la Condotta Slow Food di Caserta, la sua filosofia e i suoi progetti oltre a proporre l’assaggio di prodotti tipici locali che vedranno come protagonisti, in occasione di questa prima edizione, pastori, trasformatori, agricoltori e pescatori. Si potranno conoscere meglio alcune esperienze di orti sociali, ascoltare musica popolare, e soprattutto incontrare alcuni importanti esponenti della cultura e dell’enogastronomia locale. Tra i prodotti che sarà possibile assaggiare ci sarà il Guanto caleno (un dolce tipico e solidale), fragole e pane entrambi biologici. Il tutto in un’ottica che vuole promuovere la produzione locale, di qualità e di piccola scala. L’occasione per la Condotta Slow Food sarà buona anche per lanciare il tesseramento al prezzo speciale di 25 euro e la raccolta fondi in favore dell’iniziativa Mille Orti in Africa inserita nel quadro del progetto Terra Madre e che si sostanzia anche in un piano di autoaiuto alimentare offerto alle popolazioni africane attraverso un progetto che privilegia l’autoproduzione e la sovranità alimentare dei popoli africani più svantaggiati in perfetta linea con la filosofia Slow Food. Ulteriori Particolari e dettagli sull’iniziativa, sostenuta da Fondazione Slow Food per la Biodiversità sono su www.fondazioneslowfood.it.

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Reggia di Caserta: stamattina ancora ambulanti nel "cannocchiale"
post pubblicato in diario, il 29 maggio 2011


Stamattina mi sono fatto un giro nella Reggia di Caserta. E sapete che cosa ho notato? Che gli ambulanti erano presenti ancora nel cosiddetto "cannocchiale" vanvitelliano soprattutto all'altezza dello scalone che porta agli appartamenti storici. Certe cose non cambiano nonostante da anni si parla di abbattere questo fenomeno. Però devo far notare anche un'altra cosa: le statue le ho trovate pulite dalle scritte, almeno quelle che ho visto fino al cosiddetto Torrione. Bicchiere mezzo pieno, fondamentalmente sono un ottimista e mi piace vedere le cose da una prospettiva positiva, almeno provo a farlo. Il pessimismo in generale non porta mai a niente...

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Le brutture più nascoste su un altro emiciclo dei campetti della Reggia di Caserta
post pubblicato in diario, il 25 maggio 2011


                 

Non esistono soltanto le brutture che immediatamente si parano davanti agli occhi. Ce ne sono anche di quelle più nascoste. Di cosa si sta parlando? Ancora di scritte sull’emiciclo della Reggia di Caserta. Sì, perché, cancellate quelle più facilmente visibili agli occhi dei turisti che provengono da Corso Trieste per dirigersi alla Reggia, ne campeggiano ancora altre sull’emiciclo sinistro per chi si dirige nelle vicinanze del sottopasso Carlo III. Anche queste scritte vanno eliminate così come sono state tolte quelle di fronte alla Reggia. Non esistono brutture di serie A perché più visibili ed altre di serie B perché tanto sono più celate. Certo, non dovrebbero esserci a prescindere ma visto che ci sono, sarebbe auspicabile eliminarle al più presto. Come è possibile vedere nelle foto si tratta delle solite tipiche frasi di adolescenti che non hanno di meglio da fare che dichiarare il loro amore imbrattando le mura dell’emiciclo vanvitelliano. Alcune di queste riportano anche la data riferita al 2009 e al 2010. Di extracomunitari ambulanti fuori alla Reggia ce ne sono sempre: ma questo è un fenomeno che c’è anche all’esterno della Reggia di Versailles. C’è un chiosco informazioni per i visitatori proprio di fronte alla Flora, ma quest’ultima è chiusa con una catena (foto in alto). Le immagini parlano da sole e valgono più di mille altre parole.

Marco Malaspina
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I pentiti dicono che è un killer ma Vincenzo Schiavone di Luigi non è accusato di omicidio
post pubblicato in diario, il 2 maggio 2011


Caserta – Il penultimo arresto considerato eccellente (l’ultimo è quello di queste ore e riguarda Mario Caterino detto ‘a botta) a carico di un presunto affiliato al cosiddetto clan dei casalesi risale a 25 aprile scorso. Si sta parlando naturalmente di Vincenzo Schiavone di Luigi classe ’74 alias Copertone. Prima dell’ordinanza “Spartacus III” di applicazione della misura coercitiva personale eseguita il 30 settembre 2008 alla quale si era sottratto dandosi alla cosiddetta macchia, Schiavone non era mai stato sottoposto a procedimento penale per associazione di stampo mafioso. Nell'ordinanza Copertone è indicato con un ruolo di organizzatore e dirigente del clan. Copertone è stato dipinto come un killer ma non risulta dai capi di imputazione a lui contestati nell’ordinanza Spartacus III l’accusa di omicidio. E’ stato scritto che era solito bruciare le vittime di omicidi con copertoni ma di questa circostanza non c’è traccia nell’ordinanza. Il collaboratore di giustizia Luigi Diana nell’interrogatorio risalente al 10 maggio 2005 parla di Vincenzo Schiavone di Luigi dicendo che era “detto copertone in quanto il fratello aveva una rivendita di pneumatici”. Copertone si sarebbe occupato secondo quanto dice Massimo Pannullo, altro pentito, in un interrogatorio del 13 aprile 2004, di incendiare la Mercedes utilizzata dal commando omicida che si era reso responsabile della morte di Nicola Villano detto “Zeppetella” avvenuta nel lontano 2001. Questa auto era stata abbandonata sul luogo del delitto dai killer in quanto la Mercedes aveva subìto un guasto subito dopo l’agguato ed era stata posta sotto sequestro e depositata in giudiziale custodia presso una ditta a Villa Literno. Nell’ordinanza si parla di “ignoti” che si sono introdotti in tale luogo per compiere l’incendio. Quindi neppure questa circostanza è contestata nei capi di imputazione che riguardano Copertone accusato invece di 416bis, una serie di estorsioni e tentate estorsioni in concorso con altri. E’ anche vero che c’è il pentito Pannullo indica Vincenzo Schiavone detto Petillo e Vincenzo Schiavone alias Copertone quali “responsabili del fatto omicidiario” ma sta di fatto che al solo Petillo è mossa questa contestazione. Riprova di ciò è il fatto che in tutti i capi di imputazione, per distinguere i due omonimi, Copertone è indicato come Vincenzo Schiavone di Luigi mentre l’altro è indicato col solo nome e cognome). E c’è anche un altro collaboratore, Michele Froncillo, che nell’interrogatorio del 4 febbraio 2008 descrive Copertone come colui che “ha partecipato all’omicidio di Nicola Villano”.

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Stop ai mozziconi per terra: ecco la soluzione
post pubblicato in diario, il 12 aprile 2011


                                   


Caserta – Quante volte sarà capitato ad un fumatore di avere una sigaretta appena fumata tra le dita e di non sapere dove collocarla soprattutto se nelle vicinanze non c’è l’apposito cestino dove gettarla? Tante. E quante volte sarà successo che in questa circostanza il più delle volte le cicche finiscono a terra? Altrettante. Con il risultato finale di vedere durante il giorno molte strade piene di mozziconi. Una soluzione a questo problema ci sarebbe. Quale? Fare in modo che i fumatori casertani siano dotati di appositi posaceneri tascabili portatili in plastica lavabili e riutilizzabili dove inserire i mozziconi spenti (come si può vedere nella foto). Come? Semplice. Mutuando una iniziativa che è stata già attuata un paio di volte e per due anni consecutivi dall’associazione ambientalista “Marevivo” in collaborazione con una società produttrice di questi posaceneri. Ogni posacenere portatile può contenere 6 cicche di sigarette di 3 centimetri. Dopo aver riposto i mozziconi spenti in questo posacenere, basterà poi trovare gli appositi cestini già presenti in città e gettarli tutti lì dentro. E il gioco è fatto. Come le spiagge hanno il diritto sacrosanto a rimanere sgombre dai mozziconi anche le strade della nostra città possono con questo sistema essere libere dalle cicche. E’ una questione di civiltà. Il Comune di Caserta potrebbe, in collaborazione con la stessa società che produce questi posaceneri tascabili, sulla scorta di un progetto già collaudato, avviare una distribuzione di questi utili strumenti che limiterebbero l’impatto ambientale. Sarebbe, se attuata davvero, una piccola e allo stesso tempo grande rivoluzione. L’anno scorso ad agosto sono state distribuite sulle tutte le spiagge italiane oltre 80mila posaceneri (accompagnati da un opuscolo informativo), proprio quanti sono all’incirca i cittadini casertani. E, posto che non tutti i cittadini casertani fumano, sarebbero comunque minori rispetto a quelli distribuiti l’anno scorso su 250 spiagge italiane. Si può fare. Basta crederci. L’obiettivo è quello di contrastare l’abitudine di disperdere nell’ambiente i mozziconi di sigarette e di sollecitare comportamenti ecosostenibili. E la società, i cui riferimenti sono su Internet, è impegnata nella promozione di iniziative volte a ridurre la dispersione di mozziconi di sigarette nell’ambiente. Una città più pulita è possibile, anzi necessaria. Più in generale si può dire che in Italia ci sono circa 12 milioni di fumatori: considerando un consumo medio di 15 sigarette al giorno a persona, vengono “prodotti” circa 180 milioni di mozziconi al giorno, 66 miliardi ogni anno (fonte Istituto Superiore Sanità), parte dei quali dispersi nell’ambiente.

E su internet c'è già una città come Udine che ha messo in pratica questa idea. Qui Comune, Confcommercio e Net, con l'adesione di Legambiente Udine, dicono stop alle cicche per terra con la campagna "La cicca non è chic" per la sensibilizzazione e il contrasto alla cattiva abitudine di gettare gomme da masticare e mozziconi di sigaretta. Ad Udine hanno l'esempio della civilissima Slovenia, dove ci sono strade e marciapiedi pulitissimi. Là le sanzioni sono dietro l'angolo. La direttiva indirizzata alla Polizia municipale è quella di multare i contravventori con una sanzione di 25,82 euro, ma lo scopo della campagna è soprattutto modificare la mentalità delle persone. L'iniziativa, con una spesa di 7mila euro sostenuta da Net, prevede la distribuzione di cartoline informative negli esercizi pubblici e nei luoghi di aggregazione dei giovani. Il personale di Net incontrerà i cittadini nei punti informativi mobili, il 15 aprile, mentre un punto informativo fisso sarà organizzato il 16 aprile dalle 16 alle 21 in piazza Lionello con la distribuzione di posaceneri tascabili. Perché non farlo pure a Caserta?
     

                                                                                                        Marco Malaspina
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I danni indiretti dell'inciviltà dilagante a Caserta
post pubblicato in diario, il 10 aprile 2011


                                  



Quanti danni anche indiretti crea l’inciviltà dilagante? Tanti. Veramente tanti. Una prova? Un paio di giardini storici come la Flora e il Parco di Maria Carolina nei pressi della Reggia di Caserta restano chiusi alla fruizione della cittadinanza. Il motivo? Semplice. Preservali. Da cosa? Proprio dalla paura di “frequentazioni di massa” che in qualche modo potrebbero deturpare in maniera seria lo stato dei luoghi. Il discorso vale sicuramente per i giardini della Flora ma la stessa cosa potrebbe dirsi valida a questo punto anche per il Parco di Maria Carolina inaugurato in pompa magna qualche tempo fa. Lo spunto per parlare di ciò lo dà l’ex assessore Antonio Ciontoli che in proposito dice: “La recente aggressione avvenuta in prossimità dei Giardini della Flora riporta all’attenzione la seria ed urgente problematica dell’utilizzo dell’importante polmone naturale posto al centro della Città. Nel corso di questo ultimo decennio lo scrivente, residente da sempre nei pressi del cancello di perimetrazione del Giardino, ha più volte aperto ed in vario modo, una interlocuzione con la Soprintendenza per un riutilizzo in chiave funzionale per residenti e nella linea del rilancio del turismo del giardino stesso e dell’intero Quartiere Santella”. “Era il 29 settembre 2008 quando, nella veste di assessore, richiesi la riapertura ed una nuova destinazione del Giardino alla Soprintendenza. La risposta fu che trattavasi di uno spazio da tenere preservato da frequentazioni di massa ed in linea con la definizione di percorsi naturalistici improntati allo sfruttamento dei colori, dei silenzi e dei profumi”. Ha rimarcato Ciontoli che aggiunge: “Senza estremizzare in valutazioni ideologiche ed improntate all’ambientalismo estremo, quel giardino di cui oggi si apprezzano evidenti segni di abbandono e di degrado deve ritornare alla città, per una questione di sicurezza dell’intera zona che deve essere frequentata per poter essere meglio vissuta anche nei colori e nei profumi, ma soprattutto per un ulteriore riavvicinamento del Palazzo Reale con la città. Nell’area recuperata di piazza Gramsci vanno organizzate mostre, fiere e vari momenti di attrazione positiva, deve ritornare la stagione cinematografica che accoglieva nelle serate d’estate circa 500 persone e che realmente in un’oasi di pace si godevano il fresco e la contemplazione di un posto magico. In tal linea si legga anche il concorso di idee per la definizione ed un miglior utilizzo delle mura della ex Intendenza di Finanza che prive di ogni significatività commerciale possano accogliere fin dal prossimo futuro stand, bacheche ed elementi di arredo, incentivando così la passeggiata e quindi combattendo la desertificazione ed il disinteresse per la zona. La razionalizzazione dei flussi dei turisti poi con l’ingresso da Piazza Carlo III e l’uscita da Via Giannone sarà poi la grande manovra per inclusione della Reggia nel cuore del centro storico in cui le stradine unite agli assi principali di Via Mazzini e Via San Giovanni, invase da oltre 4mila turisti al giorno, potranno realmente trasformarsi ed alimentare il Centro Naturale Commerciale. Resta, infine l’esigenza del miglior presidio dell’area ed in tale direzione va la proposta già avanzata al Commissario Mattei di accelerare le procedure per l’implementazione della videosorveglianza e la proposta articolata dallo scrivente al Ministero della Difesa dell’utilizzo in chiave promozionale degli uomini della Brigata Garibaldi già impegnati nel servizio città sicure in tutta Italia. La Reggia, I Giardini della Flora e l’intero Quartiere Santella sono gli strumenti operativi su cui concentrare le attenzioni e gli ingegni per un rilancio dello sviluppo della città che deve fare dell’accoglienza dei grandi flussi del turismo, la leva strategica per ogni possibilità di rilancio delle possibilità e dell’immagine del nostro straordinario territorio”.

 

Fin qui l’articolo rigorosamente in terza persona. Adesso fine del pezzo e inizio del mio commento: personalmente sono stanco di vedere questa città che in buona parte si presenta scostumata, senza un briciolo di educazione e di rispetto per le bellezze che ha. Vi assicuro che si soffre dentro, nell’anima, nel vedere certi comportamenti (vedi ad esempio le recenti scritte sui muri dell’emiciclo della Reggia). Insomma oltre ai danni diretti che provoca l’inciviltà dilagante di una buona parte dei casertani, ci sono anche quelli indiretti come la paura di aprire spazi verdi al fine di preservarli. E così i casertani, quelli educati intendo, non sono liberi di poter godere degli spazi verdi della Flora e del Parco di Maria Carolina. Vi sembra giusto? Non mi pare. La soluzione deve passare per un controllo attuato attraverso la videosorveglianza ma soprattutto per una maggiore educazione da parte di tutti! Utopia quest’ultima? Non credo. Basta poco in realtà. Ogni piccolo gesto quotidiano più attento da parte di tutti può contribuire a preservare questa città rendendola ad esempio meno sporca. E’ il momento di agire. Ciascuno faccia la propria parte, il proprio dovere cercando ogni giorno di essere un cittadino educato sia per se stessi che per amore di questa città che rischia altrimenti di diventare un vero e proprio bronx. Dove, come nel caso dell’episodio del diciassettenne aggredito ingiustamente da un branco di giovani davanti alla Reggia (tre di loro sono stati arrestati ieri), si può rischiare anche di morire per futili motivi. Caserta terra di nessuno dove vige la legge della jungla? No, grazie!

 

                                                                                                     Marco Malaspina
                                                                                  © RIPRODUZIONE RISERVATA 


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Policlinico a Caserta, vera svolta per la ripresa dei lavori?
post pubblicato in diario, il 30 marzo 2011


                    



Policlinico a Caserta: c’è una nuova pagina bianca ancora tutta da scrivere, da aggiungere nel libro della storia di questa struttura al momento incompleta. Il Consiglio di amministrazione della Seconda Università degli studi di Napoli, secondo quanto si apprende, ha approvato l’affidamento dei lavori per il completamento dell’opera alla “Cmc”, un’Ati di Ravenna già presente nella prima graduatoria della gara d’appalto. Una decisione che potrebbe rappresentare una vera e propria svolta? A questo punto non resta che attendere gli sviluppi che potrebbero significare: stipula di un nuovo contratto con la Cmc (Cooperativa muratori e cementisti) e riavvio quindi dei lavori fermi dal 31 marzo 2009, data in cui la Sun rescisse il contratto con la Immobilgi Federici Stirling per “gravi e continue inadempienze” di natura contrattuale da parte di questa impresa controllata da Mario Granata. La Cmc, azienda leader nel settore delle costruzioni, fondata a Ravenna nel 1901, è attiva in Italia e all’estero e realizza oltre il 90% del fatturato consolidato annuo, superiore nel 2010 ai 760 milioni di euro, nel settore delle costruzioni, come è possibile leggere sul sito internet della stessa cooperativa. Quello della Cmc è un nome non certo nuovo in Terra di Lavoro per gli addetti ai lavori della cronaca giudiziaria. Infatti la Cmc e la Pizzarotti di Parma (altro colosso nel settore delle costruzioni) insieme si aggiudicarono dal 1993 in poi un mega appalto da 82 miliardi delle vecchie lire per la costruzione del nuovo carcere di Santa Maria Capua Vetere. In altre parole a vincere questo appalto fu il consorzio, guidato dalla celebre coop ravennate Cmc e dalla Pizzarotti. Un’inchiesta della Magistratura sui lavori di costruzione del nuovo carcere sammaritano portò all’arresto e poi alla condanna di alcuni elementi del clan dei Casalesi che fecero pressioni strappando contratti leciti di subappalto, pagati in nero con giri di false fatturazioni. I boss ottennero un doppio vantaggio: denaro in nero, pagato attraverso giri di fatture false, e contratti leciti per entrare in una dimensione imprenditoriale. Pagine cristallizzate nel libro del tempo di questa inchiesta che trovarono riscontro sia nelle parole di un boss influente del clan dei Casalesi, divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia che partecipò di persona alle fasi di questa vecchia storia, sia in quelle in aula al tribunale di Santa Maria Capua Vetere di un ingegnere della Pizzarotti, che fu prelevato e portato al cospetto di un altro boss allepoca latitante. Come ormai è scritta nella storia recente del Policlinico la rinuncia da parte della stessa Pizzarotti, seconda classificata in graduatoria interpellata nella fase successiva alla rescissione unilaterale del contratto d’appalto con la Immobilgi Federici Stirling da parte della Sun. Quest’ultima, riportandosi a quanto previsto dall’articolo 140 del nuovo Codice degli appalti che contempla le “procedure di affidamento in caso di risoluzione del contratto per grave inadempimento dell’esecutore”, aveva interpellato progressivamente i soggetti che avevano partecipato all’originaria procedura di gara, risultanti dalla relativa graduatoria, al fine di stipulare un nuovo contratto per l’affidamento del completamento dei lavori. In taluni casi si procede all’interpello a partire dal soggetto che ha formulato la prima migliore offerta e l’affidamento avviene alle medesime condizioni già proposte dall’originario aggiudicatario in sede in offerta. Nella fattispecie fu consultata quindi la seconda in graduatoria che era appunto il colosso di Parma Pizzarotti, chiamato dalla Prefettura e dalla Sun per subentrare alla società Immobilgi. Ma alla fine, dopo un primo cenno di disponibilità e dopo un sopralluogo sui cantieri per le valutazioni del caso, Pizzarotti rinunciò all’appalto. Il perché lo spiegò tempo fa il sindacalista Giovanni Letizia della Cisl: “L’Università aveva avviato un rapporto con la Pizzarotti che poi si è interrotto. La Pizzarotti aveva chiesto una revisione sui prezzi, voleva un appalto maggiorato perché, probabilmente, non riusciva a rientrare nei costi. L’Università a questo punto aveva dovuto interpellare l’Autorità di vigilanza dei Lavori pubblici e l’Avvocatura di Stato che emisero un giudizio negativo nei confronti della proposta contrattuale avanzata dalla Pizzarotti e sembrerebbe che ci siano state delle dinamiche tali, che non conosco nel dettaglio, che abbiano pregiudicato anche la possibilità di un rapporto con la terza impresa in graduatoria che l’Università ci aveva fatto sapere di aver contattato successivamente”. La rottura del contratto da parte della Sun non è stata accettata certo di buon grado, per usare un eufemismo, da parte della Immobilgi Federici Stirling la quale ha trascinato la Sun in tribunale contestando l’illegittimità della rescissione unilaterale del contratto e chiede diversi milioni di euro a titolo di risarcimento dei danni. Il tribunale civile di Santa Maria Capua Vetere ha emesso per il momento un provvedimento d’urgenza in via cautelare, anticipatorio rispetto alla causa ordinaria che dovrà entrare nel merito, molto favorevole nei confronti dell’impresa che si era aggiudicata i lavori di costruzione del Policlinico, disponendo l’inibitoria all’incasso da parte della Sun alla polizza fideiussoria. Polizza quest’ultima che era stata utilizzata come garanzia nell’appalto pubblico per la regolare esecuzione dei lavori, posto che la presentazione della polizza è condizione essenziale per accedere alla gara ed eventualmente, in caso di aggiudicazione, sottoscrivere il conseguente contratto. In altre parole ciò sta a significare che per il momento questi soldi della polizza fideiussoria sono congelati e la Sun non può incassarli così come disposto in via cautelare dal tribunale civile della città del Foro che dovrà poi, dopo aver esaminato tutti gli atti del processo in corso, entrare nel merito della vicenda dando ragione o all’una o all’altra parte. Questa la situazione fino a qualche mese fa.
 

Va scandita a questo punto, con rapidi flashback, la storia del Policlinico precedente alla “guerra”, scoppiata dopo la delibera del Consiglio di amministrazione della Sun numero 30 del 31 marzo 2009, con la quale fu dichiarato risolto il contratto d’appalto con l’Immobilgi per “gravi e continue inadempienze”. Esattamente dieci anni prima, il 31 marzo del 1999, c’era stato l’accordo di Programma con i Ministeri (Università e Sanità) e gli enti locali che, dopo quattro anni, dava finalmente corpo a un trasferimento fino a quel punto confinato tra le buone intenzioni di un riequilibrio territoriale sempre disatteso. Con la costruzione del Policlinico a Caserta infatti si completerà la delocalizzazione dei posti letto dal centro storico di Napoli.

Il 19 ottobre del 2000 invece c’era stata quella che il rettore dell’epoca Antonio Grella definì la “pietra miliare” quando in Regione quelli che erano il governatore della Campania Antonio Bassolino e il sindaco Luigi Falco firmarono l’accordo di programma per la variante urbanistica al piano regolatore su quei 250mila metri quadrati a sud-est della città in frazione Tredici, delimitati dalla variante Anas, per ospitare la struttura disegnata dallo studio Pica Ciamarra, capolista di un’associazione temporanea di imprese.

Dopo il completamento delle procedure burocratiche di esproprio delle aree e l’espletamento del bando di gara, si giunse, il 29 dicembre del 2004, al contratto di appalto stipulato tra la Sun e la Immobilgi Federici Stirling.

 

La prima pietra

 

Poco dopo, il 4 Febbraio del 2005 alle ore 13, la cerimonia per la posa della prima pietra in via Grazia Deledda in località Tredici, ma la giornata ebbe inizio alle ore 9,30 presso la Scuola superiore della Pubblica Amministrazione, ospitata nella Reggia. Una giornata storica per Caserta con il saluto delle autorità presenti: il sindaco Falco e l’assessore alla Sanità della Regione Campania Rosalba Tufano. Intervenne il rettore della Sun Grella, seguito dal preside della facoltà di Medicina e Chirurgia Francesco Rossi (colui il quale sarebbe diventato poi ed è l’attuale rettore). Grella, che del Policlinico di Caserta seguì il tormentato iter, non nascose la propria soddisfazione. Furono presentate anche le opere di urbanizzazione e di viabilità mentre l’architetto Massimo Pica Ciamarra operò un’ampia illustrazione del progetto. L’intera cittadella, universitaria-assistenziale-didattica, era stata progettata già nel ’96.

 

Il progetto

 

E’ un’opera importante che prevedeva 1461 giorni, e precisamente un milione e 753mila 200 ore di lavoro necessarie per completare la struttura, ovvero quattro anni: la data presunta di fine lavori era stata indicata nel 28 dicembre 2008. L’area interessata è di 250.965 metri quadri di cui più di 45mila metri quadri di superfici coperte e 205mila 162 di spazi liberi: il tutto, e circa 1900 posti auto, per un costo complessivo di 206,5 milioni di euro, finanziati per due terzi dalla Regione Campania e dal Ministero della Salute e per un terzo da quello dell’Università e della Ricerca scientifica. L’intervento include spazi per la ricerca, didattica ed assistenza. Un sistema di percorsi ottagonali lega i diversi tipi di spazi determinando un tessuto continuo su tre livelli, articolato intorno ai patii. La galleria degli studenti coincide con un tracciato della “centuriatio” romana. Il “muro d’acqua” e le configurazioni arboree sono elementi forti del ridisegno del paesaggio e proteggono dal microinquinamento ambientale. L’edificazione si organizza in tre fasce lineari parallele ad andamento Nord-Sud: ad Ovest, la fascia relativa all’assistenza, al centro, la fascia relativa alla ricerca, ad Est, quella relativa alla didattica, ricucite in direzione est-ovest da due percorsi trasversali, e fiancheggiate dalle fasce lineari dei parcheggi a servizio dell’assistenza (al limite ovest) e della didattica (al limite est); parcheggi riservati ed al coperto sono ubicati al di sotto dell’area della ricerca. A Nord, il sistema edificato si attesta su un’ampia piazza dove prospettano gli uffici amministrativi e le presidenze e, verso ovest, il piazzale di accesso al pronto Soccorso con Eliporto, mentre ad Est si conclude con l’Aula magna, definendo un sistema di piazze e luoghi di socializzazione. Verso Sud il sistema edificato si conclude con la zona degli accessi di servizio all’assistenza ed al parcheggio riservato al di sotto delle aree di ricerca. La fascia destinata alla didattica, si incentra sulla galleria studenti. Ad Ovest della “galleria della centuriatio”, su due piani, i laboratori didattici ed al terzo la Biblioteca centrale.

 

“L’ipoteca ambientale” sulla struttura

 

Sul Policlinico grava la scure di una “ipoteca ambientale” rappresentata dalla presenza di cave e di cementifici. Così l’ex sindaco Luigi Falco, qualche mese fa, a proposito della questione riguardante la scelta dell’area: “Se uno fa il Policlinico e ci lascia la discarica Lo Uttaro davanti e le cave dietro, il Policlinico non verrà mai da nessuno utilizzato. Se uno fa un progetto di sistema ampio e bonifica Lo Uttaro e le cave, può darsi che a Caserta il Policlinico sia un altro attrattore tipo Parco Reale perché il Policlinico ha sempre tirato gente da tutto il Sud d’Italia. Tentai, quando ho trovato i progetti fatti esecutivi, di oppormi perché vedevo chiaramente che era una cosa stupida aver operato quella scelta fatta prima di me dall’amministrazione che mi aveva preceduto. Io mi scagliai contro questa scelta ma fu il buon rettore di allora Grella che mi calmò dicendomi queste parole: “Se mettiamo in discussione anche l’area, il Policlinico non parte neanche tra vent’anni”. Per me il Policlinico doveva nascere dove è sorta adesso la caserma dei vigili del fuoco che io feci autorizzare a fare in quella zona ma era lì che secondo me doveva nascere il Policlinico ossia la strada che collega la città di Caserta con Centurano e la zona collinare. Anche le opere a carico del Comune riguardanti le infrastrutture sono ferme, dopo la realizzazione dello svincolo alla variante Anas, dal 2005 non abbiamo più notizia della metropolitana con relativa fermata al Policlinico, della nuova stazione ferroviaria, della viabilità di collegamento alla struttura indispensabile per il vasto bacino di utenza di un Policlinico”. Sulla questione ambientale a più riprese, tra gli altri, anche Pasquale Costagliola presidente di Terra Nostra: “I lavori per il Policlinico partirono sub condicione: l’assessore regionale alle attività produttive Andrea Cozzolino  della giunta Bassolino, pose l’obbligo di una valutazione d’impatto ambientale posticipata. Vale a dire che si diede l’assenso alla costruzione della nosocomio a patto che per l’apertura si sgombrasse il campo dalle condizioni avverse, ovvero i cementifici e le cave dovevano sparire al momento dell’apertura della struttura”.
                                                                                         Marco Malaspina          
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Vittorio Emanuele Orlando: il Presidente della vittoria
post pubblicato in diario, il 25 marzo 2011


                                                



“Resistere, resistere, resistere”
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Quante volte si legge o sente questo triplice grido? Tante. Ma chi fu l’autore di questa storica frase? Vittorio Emanuele Orlando (in foto) eletto presidente del Consiglio il 29 ottobre del 1917, cinque giorni dopo la disfatta di Caporetto: un momento tremendo per l’Italia con 400.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri, altrettanti profughi, intere province del Veneto abbandonate. Passerà alla storia come “il Presidente della vittoria”. Riesce a risollevare la sua gente e l’Italia resiste, ad oltranza e a qualsiasi prezzo, e vince.

C’è ancora Orlando il 25 giugno 1945 in un’aula affollata di Montecitorio, alla vigilia di un nuovo Trattato di pace, che sta per riprendere la parola: “L’Italia non ha ancora finito di essere, l’Italia;  e come italiani noi abbiamo ancora qualche compito assegnato nella storia del mondo. Noi aspetteremo la nostra rivincita non in forma di una guerra, che ferventemente deprechiamo in nome della civiltà in pericolo; ma poiché ci si vuole distruggere, la nostra rivincita consisterà nella nostra risurrezione, nella quale abbiamo una fede fermissima… Un appello solenne ne segue, perché ogni italiano, a qualunque partito, a qualunque classe appartenga, ogni risentimento, ogni dissenso, ogni rancore, ogni interesse, ogni pensiero insomma, subordini alla maestà di questo comando: la concordia nazionale, perché si salvi l’Italia, perché viva l’Italia”.

Altro momento storico precedente in cui c’è ancora Orlando è il 22 novembre 1924 quando alla Camera illustrando un ordine del giorno sul “ristabilimento della normalità costituzionale” dice a Benito Mussolini che “la libertà non la si definisce, la si sente”. E sempre sua l’accusa ai metodi del governo che non consentivano l’espressione della volontà popolare”: è il 16 gennaio 1925. Tredici giorni prima Mussolini aveva pronunciato il famoso discorso di inizio dittatura. Quando, a fine luglio 1925, alle elezioni municipali di Palermo, vinceranno i fascisti, Orlando si dimetterà da deputato, lasciando la Camera dove era rimasto ininterrottamente dal 1897 allorquando era stato eletto tra i liberali nella XX legislatura. Nella lettera di dimissioni scrive: “Le elezioni amministrative a Palermo mi hanno dato la conferma definitiva di questa verità: che nell’attuale vita pubblica italiana, non vi è più posto per un uomo del mio passato e della mia fede”.

Memorabile il suo discorso al Teatro Massimo di Palermo datato 28 giugno 1925 nel comizio elettorale per la Unione palermitana per la libertà di cui è capolista. Orlando compete con le formazioni fasciste capeggiate da Alfredo Cucco. In quei momenti è in piena attuazione la campagna di repressione della mafia guidata dal prefetto Cesare Mori, ed Orlando così argomenta alla platea: “Or vi dico, signori, che se per mafia si intende il senso dell’onore portato fino all’esagerazione, l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione, portata sino al parossismo, la generosità che fronteggia il forte ma indulge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte. Se per mafia si intendono questi sentimenti, e questi atteggiamenti, sia pure con i loro eccessi, allora in tal senso si tratta di contrassegni individuali dell’anima siciliana, e mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo!”. Dopo aver raccolto con la sua lista 16.616 voti, contro i 26.428 della lista fascista, nell’agosto di quello stesso 1925 si dimette dall’incarico di parlamentare.

Orlando è una figura autorevole nello scenario politico italiano: politicamente vicino a Zanardelli e Giolitti è Ministro di Grazia e Giustizia, della Pubblica Istruzione e degli Interni nei Governi Giolitti, Salandra e Boselli; interventista con la Prima Guerra Mondiale. Poi presidente del Consiglio cinque giorni dopo il disastro di Caporetto. Pur sostenendo di essere rimasto il liberale democratico di sempre, avalla nel 1923 la legge elettorale Acerbo voluta da Mussolini allo scopo di assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare.

Don Sturzo scrive in seguito a questo proposito: “Vedi la strana sorte di questi illustrissimi uomini di diritto, professori e consiglieri di Stato, quali Salandra, Orlando, Perla e Mosca. Appartenenti alla più pura tradizione liberale e Orlando per di più democratico di razza, sono obbligati a cancellare il loro passato, a dichiarare la bancarotta del liberalismo, a forzare la storia del diritto pubblico, a proclamare il dogma del diritto delle minoranze soverchiatrici, per arrivare a costituire un governo che non è più il governo del Re, né il governo del popolo, ma il governo della fazione dominante vestita della legalità di pseudo - maggioranza...”.

Orlando prende le distanze da Mussolini dopo il famoso discorso di inizio dittatura del gennaio 1925. Dopo le dimissioni da parlamentare dell’agosto 1925, Orlando torna, dopo venti anni, sulla scena ufficiale della politica: consultore nazionale dal 1945 al 1946, deputato alla Costituente dal 1946 al 1948, senatore di diritto dal 1948 al 1952. Tiene il discorso d’apertura della prima legislatura della Repubblica Italiana. A 92 anni la sua ultima battaglia parlamentare in opposizione alla riforma della legge elettorale maggioritaria, proposta dalla maggioranza centrista, nota come “legge truffa”. Dal 1950 al 1952 è anche presidente del Consiglio Nazionale Forense. E’ professore per ben 49 anni dal 1882, da quando aveva 22 anni, avendo insegnato diritto pubblico, costituzionale e amministrativo nelle principali Università d’Italia, fino al 1931. Nato a Palermo il 18 maggio 1860, pochi giorni dopo lo sbarco dei Mille a Marsala, Orlando muore a Roma il primo dicembre 1952.

“Resistere, resistere, resistere”, “concordia nazionale”, “la libertà non la si definisce, la si sente”, “espressione della volontà popolare”, “l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione”, “la generosità che fronteggia il forte ma indulge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte”. Sono parole e frasi senza tempo... e di indubbia valenza… Vittorio Emanuele Orlando docet…
                                                                                  Marco Malaspina
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Giorgio Bocca e la legge delle tre S su Venerdì di Repubblica
post pubblicato in diario, il 19 marzo 2011


                    


Le tre S: Sesso, Sangue e Soldi. La vecchia regola del Giornalismo a distanza di anni domina sulla scena della cronaca. Perché dai tempi di Caino e Abele attrae, scrive Giorgio Bocca. E come si fa a dargli torto. E' così. L'analisi di Bocca spazza via l'ipocrisia della tv che finge di condannare la violenza. Rileggiamo questo articolo e riflettiamo tutti. Quelle di Bocca sono parole sante! 

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Promozione e difesa della Costituzione, Carta '48 scende in piazza
post pubblicato in diario, il 10 marzo 2011


                 


L'Associazione "Carta 48", nata  per la promozione e difesa dei valori della nostra Carta Costituzionale, aderisce alla manifestazione nazionale del 12 marzo a difesa della Costituzione. Gli attacchi costanti e pressanti  all'indipendenza della magistratura, alla libera informazione, alle conquiste del  mondo del lavoro, l'insofferenza per gli equilibri e le garanzie assicurati dalla Carta Costituzionale prefigurano scenari inquietanti e la necessità di una grande mobilitazione delle coscienze a difesa delle nostre conquiste democratiche. In particolare occorre riaffermare il ruolo centrale della scuola pubblica, difenderla dalle irresponsabili ed interessate considerazioni di chi - per responsabilità di governo - dovrebbe invece tutelarla e, sopratutto, riconoscere la essenziale funzione dei docenti i quali, in condizioni penose per tagli di risorse, assicurano il concreto diritto allo studio. "Carta 48" ritiene che, al di là del grande valore civile di questa manifestazione, occorra una mobilitazione permanente, parlare alla gente, in particolare ai giovani, per spiegare come i valori della nostra Carta Costituzionale siano affidati alla tutela ed al rispetto di tutti. Per questo siamo impegnati, in particolare in questo mese di marzo, insieme ad altre Associazioni, all'Università, al Sindacato ed agli Insegnanti a parlare nelle Scuole, nelle piazze e nelle librerie di Carta Costituzionale, Unità d'Italia e della nostra Repubblica e di come occorra, con la forza di una straordinaria partecipazione democratica, respingere le mani che si allungano sulla nostra Costituzione.

                                                                                   (Comunicato stampa)  CARTA ‘48

 


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Trasforma terreno in discarica di rifiuti e vìola i sigilli, condannato a tre anni
post pubblicato in diario, il 4 marzo 2011


Portico di Caserta. Tre anni di reclusione sono stati inflitti ieri l’altro in sede di rito abbreviato dal got Barbara de Felice del tribunale monocratico di Marcianise nei confronti del pluripregiudicato Mario Iodice di Portico di Caserta, difeso dall’avvocato Giovanni Palmiero. Iodice è stato ritenuto colpevole di aver fatto diventare una discarica abusiva un terreno da lui precedentemente preso in affitto a Recale da una signora, completamente all’oscuro di tutto, e di aver vìolato in un secondo momento i sigilli apposti dalle forze dell’ordine sull’area che era stata quindi sottoposta a sequestro. La signora in parola, proprietaria del terreno, Anna Mastroianni, si è costituita parte civile con l’avvocato Alessandro Caputo. Lo stesso giudice onorario di tribunale de Felice ha inflitto come pena accessoria a Iodice una multa pari a millecinquecento euro e disposto il risarcimento danni in favore della Mastroianni da liquidarsi in separata sede civile. Novanta i giorni per leggere le motivazioni della sentenza. La vicenda risale all’8 dicembre 2008. In questa vicenda sono imputate anche altre due persone che non hanno optato per il rito abbreviato per cui la loro posizione processuale è stata stralciata. Il pluripregiudicato Iodice è quindi per il momento l’unico ad essere stato giudicato. Dalle rilevazioni dell’Arpac è risultato che sul suolo erano stati depositati rifiuti edilizi, plastica e anche quelli di natura speciale quali: amianto e oli esausti. Il terreno di 1200 metri quadri era stato affittato con contratto regolare per uso agricolo dalla proprietaria a Iodice che però lo ha fatto trasformato in una discarica. Dopo qualche mese, Iodice violò anche i sigilli che erano stati apposti dalle forze dell’ordine che avevano in precedenza sequestrato l’area, depositandovi altri rifiuti. Con il risultato che la signora Mastroianni, costituitasi parte civile, per il momento si è dovuta accollare ingenti spese per provvedere alla bonifica del suolo. Era stata infatti emessa poi un’ordinanza di ripristino dell’area. E adesso, dopo la condanna di ieri l’altro di Iodice, la parte civile Mastroianni pretende di essere risarcita dell’ingiusto danno arrecatole. Risarcimento che dovrà essere liquidato in separata sede civile secondo quanto deciso ieri l’altro dal got de Felice.

                                                                                                   Marco Malaspina
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Sparò al cugino, 5 anni e 4 mesi per Pascale
post pubblicato in Omicidi, il 3 marzo 2011


CASALUCE. Il 25 febbraio del 2010 a Casaluce in via Salzana sparò un colpo di fucile tentando di uccidere il cugino nel corso di una lite familiare. Oggi a distanza di poco più di un anno è stata emessa la sentenza del magistrato. Il trentaquattrenne Antonio Pascale di Casaluce, infatti, è stato condannato oggi dal gup Stefania Amodeo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in sede di rito abbreviato, a cinque anni e quattro mesi di reclusione per tentato omicidio ai danni del cugino Gennaro Barbato, 39 anni, nato a Casaluce e residente a Teverola. Nell’emettere questa sentenza  il giudice dell’udienza preliminare ha escluso l’aggravante dei motivi abietti senza riconoscere le attenuanti generiche (nonostante l’incensuratezza dell’imputato) applicando invece quelle del risarcimento danni offerto da Pascale (anche se non accettato dal cugino). Duemila euro la provvisionale decisa dallo stesso gup che ha anche disposto il risarcimento dei danni in favore della vittima da liquidarsi in separata sede civile. La persona offesa Barbato è parte civile costituita con l’avvocato Alessandro Caputo mentre per l’imputato Pascale in aula c’era il legale Generoso Grasso. Novanta i giorni previsti per conoscere le motivazioni della sentenza di condanna.
In questa vicenda giudiziaria sono coinvolte anche altre due persone di Casaluce: Carmine Di Martino di 35 anni (assistito dallavvocato Renato Jappelli) rinviato a giudizio oggi dal gup Amodeo, originariamente accusato di favoreggiamento ma poi nei suoi confronti il pm Antonella Cantiello avanzò l’ipotesi ben più grave di essere stato concorrente materiale con funzione di aiuto in un secondo momento nei confronti di Pascale che aveva già commesso il fatto. Per Di Martino quindi ci sarà un apposito processo di merito in tribunale nel quale avrà modo di difendersi da questa accusa. Lo stesso Di Martino è stato invece prosciolto, come anche Pascale, da un’altra specifica contestazione, contemplata al capo B della rubrica, relativa al porto abusivo del fucile perché il fatto non sussiste. E’ stata invece stralciata la posizione processuale di Marcellino Santagata, accusato di favoreggiamento (per aver, secondo l’accusa, aiutato il feritore Pascale a dileguarsi nelle prime ore dopo il fatto delittuoso), per un problema di irregolarità della notifica. Santagata, assistito dall’avvocato Gabriele Piatto, dovrà comparire quindi davanti ad un altro gup del tribunale della città del Foro vale a dire il magistrato Giuseppe Meccariello. Secondo la ricostruzione accusatoria il 25 febbraio 2010 intorno alle 16 Gennaro Barbato, cugino di Pascale, rimase ferito al torace ed a un polso da un colpo di fucile sparato da Pascale a seguito di una lite a Casaluce in via Salzana. Barbato si accasciò a terra ferito. Il feritore, dopo il tentato omicidio, si dileguò. La vittima fu soccorsa da un’ambulanza e trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Moscati, dove fu sottoposto ad un intervento chirurgico urgente. I militari del nucleo operativo di Aversa, intanto, erano sulle tracce dello sparatore. I carabinieri eseguirono una serie di perquisizioni e furono istituiti posti di blocchi in numerose vie della città alla ricerca del fuggitivo. Alcune ore più tardi però, il feritore si presentò spontaneamente al commissariato locale per costituirsi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti la lite del 25 febbraio 2010 fu l’epilogo di un contrasto, avvenuto domenica 21 febbraio dello stesso anno, tra il padre di Pascale e Barbato. Il 33enne venne a conoscenza solo in seguito di quanto era accaduto tra suo padre ed il cugino e il 25 febbraio, armatosi di un fucile da caccia, si portò presso l’abitazione del familiare deciso a dargli una lezione. Dopo un furente battibecco tra i due cugini, Antonio Pascale imbracciò l’arma e sparò contro Barbato. L’uomo ferito si accasciò al suolo mentre Pascale si dileguò. Ancora con il fucile in mano, il feritore tentò di recuperare l’auto con cui era arrivato sotto casa della vittima ma la stessa era bloccata. Qualche minuto dopo, il 33enne fermò una macchina alla cui guida vi era un conoscente: Carmine Di Martino. L’uomo si sarebbe offerto di accompagnare Pascale a casa e poco dopo si sarebbe recato a casa del padre di quest’ultimo per raccontargli l’accaduto. Di Martino avrebbe anche accompagnato l’anziano a casa del figlio.

                                                                                                  Marco Malaspina
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Costituzione, riflessioni sui principi fondamentali
post pubblicato in diario, il 28 febbraio 2011


                       
                                       Il momento storico della firma della Costituzione


                                                                              di
                                                                  Marco Malaspina


In tutto dodici principi fondamentali. Di cosa si sta parlando? Della nostra Costituzione che se fosse veramente applicata alla lettera si vivrebbe tutti un po’ meglio. Questa è una lettura critica della Carta Costituzionale.

L’articolo 1 recita: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Benissimo. Che l’Italia sia una Repubblica democratica e non più una monarchia come prima, ok. Che tragga il suo fondamento sul lavoro, avrei da fare una provocazione del tipo: Disoccupati di tutta Italia unitevi, siccome non lavorate non siete degni di essere chiamati cittadini italiani di una Repubblica che è fondata sul lavoro. Tutti i disoccupati italiani sarebbero privati della cittadinanza? Forse, se è giusto questo ragionamento, se non si lavora, non ci può riconoscere in una Repubblica che si fonda sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita…? Il popolo conta solo quando deve andare a votare visto che di strumento referendario ormai non si parla da tempo. Sono i rappresentanti politici che invece di fare gli interessi dei cittadini che li hanno votati, il più delle volte pensano solo ed esclusivamente agli affari loro. E non voglio aggiungere altro sul punto.

Articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Doveri di solidarietà politica, economica e sociale? Ma quando mai è esistita, purtroppo, una roba del genere? Ma se siamo ancora all’homo homini lupus? Hobbes docet.

Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Che belle parole! Su questo articolo ci sarebbe da scrivere un libro: nei fatti, purtroppo, non siamo proprio tutti uguali davanti alla legge come dovremmo essere. Basti pensare al diverso trattamento sanzionatorio per gli incensurati rispetto ai recidivi o a qualche “lodo” particolare sul quale è meglio glissare.

Articolo 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Principio sacrosanto ma la Repubblica promuove veramente ed effettivamente le condizioni che rendano effettivo questo diritto al lavoro? Ho i miei dubbi, nei fatti come si suol dire ognuno si arrangia come può. Quale progresso? C’è stato forse in passato ma adesso c’è regresso dovuto alla nota crisi. Speriamo che cambi il vento.

Articolo 5: La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento”. Il fatto che promuova le autonomie locali lascia forse spazio per imbastire un discorso sul Federalismo non solo fiscale? Ciò potrebbe portare la Lombardia a diventare uno Stato federale vero e proprio con proprie leggi? E che cosa succederebbe? Forse che Bossi diventa presidente dello Stato federale della Lombardia alla stregua di un presidente di Regione? Quindi le Regioni svanirebbero? Sembra che cambi la forma ma non la sostanza. Ma esistono già le leggi regionali. Questa sarebbe una vera rivoluzione? Ma come la si mette con il fatto che l’Italia è una e indivisibile? Ogni regione o macroarea avrebbe la sua Repubblica e la sua Costituzione. A questo punto, si potrebbe tranquillamente riesumare al Sud quello che è stato il Regno delle Due Sicilie con le sue buone leggi e non se ne parla più. Questa è chiaramente una provocazione.

Articolo 6: La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”. Cosa si intende per minoranze linguistiche? Non certo i dialetti ma le lingue parlate da una minoranza di persone che sono venute in Italia anni e anni fa e le hanno tramandate nel tempo. Ma che cosa fa realmente la Repubblica per tutelarle? Non saprei. Bel principio comunque.

Articolo 7: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”. I Patti Lateranensi risalgono al lontano 1929 e un accordo di revisione del concordato lateranense c’è stato nel 1984 dove l’articolo 9 in particolare recita: “La Repubblica italiana, in conformità al principio della libertà della scuola e dell’insegnamento e nei termini previsti dalla propria Costituzione, garantisce alla Chiesa cattolica il diritto di istituire liberamente scuole di ogni ordine e grado e istituti di educazione. A tali scuole che ottengano la parità è assicurata piena libertà ed ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole dello Stato e degli altri enti territoriali, anche per quanto concerne l’esame di Stato”. Trattamento equipollente? Mah, chissà se nella pratica è proprio così. E sempre nello stesso accordo c’è scritto all’articolo 12: “La Santa Sede e la Repubblica italiana, nel rispettivo ordine, collaborano per la tutela del patrimonio storico ed artistico. Al fine di armonizzare l’applicazione della legge italiana con le esigenze di carattere religioso, gli organi competenti delle due parti concorderanno opportune disposizioni per la salvaguardia, la valorizzazione e il godimento dei beni culturali d’interesse religioso appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche. La conservazione e la consultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche dei medesimi enti e istituzioni saranno favorite e agevolate sulla base di intese tra i competenti organi delle due parti”. Cosa sacrosanta ma è veramente applicata? Mah. Sempre nell’accordo in parola nella parte del protocollo addizionale c’è scritto anche che “al momento della firma dell’accordo che apporta modificazioni al Concordato lateranense, la Santa Sede e la Repubblica italiana, desiderose di assicurare con opportune precisazioni la migliore applicazione dei Patti lateranensi e delle convenute modificazioni, e di evitare ogni difficoltà di interpretazione, dichiarano di comune intesa: “In relazione all’art. 1: Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano”. E questo appare anche giusto se si vogliono tutelare e rispettare anche le altre confessioni religiose presenti in Italia (discorso diverso viene fatto da alcuni particolari Paesi esteri dove non vige però il principio della reciprocità).

Articolo 8: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”. Un principio che ricalca giustamente quello appena sopra citato relativo ai Patti lateranensi.

Articolo 9: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Nessuno mette in discussione il principio ma forse se lo si va a ricordare ai tanti ricercatori che sono in Italia e a quelli che si sono visti costretti ad andare all’estero, probabilmente questi ultimi avrebbero qualcosa da dire sull’applicazione negli anni da parte dei diversi governi italiani di questo principio. Non è così forse?

Articolo 10: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”. Bene. A quanti stranieri in Italia è riconosciuto il diritto d’asilo e quanti invece ne abusano? La situazione in Italia in fatto di stranieri è molto complicata vedi l’enorme numero di stranieri clandestini e l’inefficacia di fatto della Legge Bossi-Fini.

Articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Quindi le controversie internazionali non si risolvono con la guerra. In Iraq e in Afghanistan ci sono i nostri soldati e lì fanno missione di pace per aiutare le popolazioni, solo che ogni tanto ne muore qualcuno. Qualcuno ha parlato di un secondo “Vietnam” in quelle zone per la tecnica utilizzata dai terroristi che si annidano lì.

Ultimo principio fondamentale l’articolo 12: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”. E pensare che c’è qualcuno in Italia che almeno all’inizio avrebbe voluto stracciare quella bandiera per fondare uno nuovo Stato del Nord Italia spaccando in due la Nazione. Adesso si spinge per l’attuazione di un Federalismo fiscale ma in cuor loro forse sognano ancora di arrivare poi anche a quello territoriale con un’altra bandiera magari proprio quella del loro attuale partito. Follia o futura realtà? Per il momento puntano a fare in modo che parte delle loro tasse restino al Nord. E la sussidiarietà dove va a finire? Questo principio è stato recepito nell’ordinamento italiano con l’articolo 118 della Costituzione nel 2001. Ma questo è un altro capitolo da approfondire unaltra volta...

L'Artista indimenticato Antonio de Core e la sua pittura di denuncia su Casertafocus
post pubblicato in diario, il 26 febbraio 2011


                    
Annina Sacco: una Signora con un cuore d'oro
post pubblicato in diario, il 22 febbraio 2011


 


                                      




Nella vita è veramente difficile trovare delle persone in grado di ascoltarti sul serio, di capirti nel profondo. Io mi ritengo fortunato di aver incontrato tanti anni fa una donna così. Sto parlando di Annina Sacco con cui ho avuto il piacere di condividere ore di lavoro. Annina aveva (ed ha ancora) sempre una parola da spendere per tutti. Mi guardava in faccia e capiva subito se c’era qualcosa che non andava. Infatti la chiamano “la psicologa” perché nulla le sfugge. E' molto sensibile. Con quegli occhi verdi scrutava nel mio cuore e all’epoca non si tirava mai indietro se le chiedevi un consiglio extralavorativo. Si contano sulla punta delle dita le persone che ti hanno dato qualcosa nella vita. Lei è una di queste. Mi ha fatto comprendere tante cose. Una vera Signora appunto con la s maiuscola. Certo, non sono mancati momenti nei quali ci sono state delle discussioni sul lavoro ma ciò fa parte comunque della vita. Il rispetto reciproco non è mai venuto a mancare. Annina, questo articolo te lo dovevo proprio scrivere. Sei una professionista nel tuo campo e spero un giorno di prendere un caffè insieme per ricordare i vecchi tempi lavorativi. Quanta nostalgia. Ciao Annina, grazie al social network ci siamo finalmente ritrovati dopo alcuni anni. Ora teniamoci in contatto e incontriamoci qualche volta.


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permalink | inviato da Malas il 22/2/2011 alle 14:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Arricale: "Noi dobbiamo fornire la chiave di lettura di chi rappresentiamo"
post pubblicato in diario, il 20 febbraio 2011


                                                                          


“Il Giornalismo non è un esercizio di assoluta oggettività. Ci sono diverse chiavi di lettura. E noi dobbiamo fornire la chiave di lettura dell’azienda o istituzione che rappresentiamo”.
Parola di Antonio Arricale, giornalista professionista, scrittore e responsabile della Comunicazione e dell’ufficio stampa dell’Unione Industriali di Caserta dal novembre 2005 fino ad oggi. 

Regola numero uno per Arricale per essere un buon comunicatore nell’ambito di un ufficio stampa è quella di “conoscere bene l’organizzazione ossia la macchina del giornale con cui ci si va ad interfacciare nel momento in cui si propone qualcosa e fare in modo che la materia diventi appetibile utilizzando uno stile tipico giornalistico. Il nostro lettore è il redattore di turno. I giornali, che sono una merce ed hanno quindi un valore commerciale, sono soprattutto fatti di cronaca basata sulle cosiddette 5S cioè sesso, sangue, salute, soldi e successo, che sono ciò che attira maggiormente un lettore. Anche l’attività del comunicatore è merce da vendere e quindi è importante dare valore alla comunicazione. Se si scrive in modo tale che la cosa abbia un peso, un valore giornalistico, allora il giornale ti pubblica. Ignorare una notizia di peso equivale ad una merce in meno da vendere in edicola”. Altro aspetto da tenere bene in considerazione per il responsabile della Comunicazione dell’Unione Industriali è il fatto che “nelle redazioni dei giornali così come nei Telegiornali arrivano una serie infinita di comunicati stampa” e in pratica, secondo Arricale, se non si colpisce il giornalista facendogli capire l’importanza della notizia che si sta fornendo nelle prime battute del comunicato rispettando quindi anche la regola delle 5W (Chi, che cosa, dove, quando e perché), è molto facile che quel comunicato venga facilmente cestinato. Un’altra cosa da fare, per lo stesso giornalista, è curare il rapporto interpersonale con i giornalisti delle redazioni attraverso telefonate o magari incontri diretti.
Sono tutte facce della stessa medaglia che fanno la differenza tra un mediocre e un ottimo comunicatore. Quello dell’addetto stampa non è certo un lavoro facile: smussare gli angoli, trovare sempre le parole giuste, evitare di entrare per così dire in rotta di collisione con i redattori di turno che hanno in genere poco tempo a disposizione da dedicare ai comunicatori, scegliere i tempi giusti per entrare in contatto con i giornalisti in redazione (è impensabile farlo quando il giornale è in chiusura oppure negli orari in cui si sa che sono in corso le fondamentali riunioni di redazione dove si scelgono gli argomenti più importanti da trattare il giorno dopo) e scrivere nei modi giusti. L’attività dei redattori è altrettanto ardua: devono in questi casi capire subito se la notizia che gli stanno proponendo è per così dire aria fritta oppure è interessante e magari merita di essere approfondita anche con interviste a parte. Quello che emerge, insomma, è un sottile gioco delle parti nel quale al centro c’è sempre la notizia, poi viene il discorso della tempistica e del modo di comunicare unito allo stile prettamente giornalistico del pezzo da proporre.


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permalink | inviato da Malas il 20/2/2011 alle 9:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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